Le originalitá del nediško

Riporto, cosí come sono nate, le particolaritá del nediško, assieme alle considerazioni iniziali, avendo anch'esse importanza.
Scrivevo:
E' bello conoscere e capire le specificitá della lingua che si ama.
Questo vuol essere un piccolo apporto, un piccolissimo segno di amore e di devozione verso la lingua che i miei cari, che non ci son piú, mi hanno trasmesso.


In questo primo capitolo

L'elisione di certe vocali
Elisione della ''l'' nel fonema lj
Elisione della ''e'' non accentata
Trasposizioni

Considerazione iniziale

Mi piacerebbe mettere in evidenza tutte le particolaritá della nostra lingua.
So che é impossibile.
Almeno qualcuna voglio rimarcare, chiedendo consigli, aiuto, critiche anche anonime, qualunque suggerimento, da inserire al termine di questo file o da spedire per posta elettronica all'indirizzo ruben@lintver.it
Le particolaritá che metto in rilievo sono il risultato dei miei ricordi, nonché del diretto uso popolare della nostra lingua.
Penso che tutti coloro che hanno a cuore la salvaguardia della specificitá della nostra lingua dovrebbero conoscere bene queste particolaritá, non foss'altro per rispettarle almeno quando pretendono di scrivere nella nostra lingua o di tutelarla.
Perché se é vero che ciascuno é libero di esprimersi come meglio lo aggrada, é anche vero che la veritá va tenuta nella massima considerazionem, perché non é onesto smerciare per vero neppure la piú piccola falsitá.

E, senza offesa nei confronti di nessuno ma solo per onestá e per rispetto della veritá, vorrei ripetere un'altra amara considerazione anche se "repetita stufant".
Quante volte, quante quante volte, ieri come oggi e certamente domani, con giornali, con libri, con pubblicazioni, in annunci, in articoli, in lettere, in comunicazioni, ci si rivolge ai benečani e ci si esprime con parole a loro incomprensibili.

Non sarebbe piú onesto e soprattutto piú educato rivolgersi a loro con le loro proprie besíede.

Le "naše besíede" nessuno le ripudia o respinge o disconosce o rinnega o rifiuta.
Si ripudia, si respinge, si disconosce, si rinnega, si rifiuta parole che vengono camuffate come nostre, col grave rischio che cosí si sollecita qualcuno (stupidamente da una parte e dall'altra) a rinnegare anche le "naše besíede".

E non si mette in dubbio il rispetto e l'amore per tutte le lingue, per le piú amiche, quella friulana e specie per la sorella slovena. E nessuno ha in mente di relegarsi nel proprio piccolo, come qualcuno pretende che stiamo facendo, specie oggi che apparteniamo all'Unione Europea (é il grande argomento che ci vien mosso contro). Perché proprio in nome della vera Unione Europea pretendiamo che ci venga riconosciuto ció che ci appartiene, la nostra specificitá nel campo storico, culturale, artistico, sociale, e soprattutto linguistico, cosí come la carta dell'Unione Europea predica.
Prima di tutto siamo benečáni, sloveni delle Valli del Natisone, poi siamo italiani, poi siamo europei!

E c'é da fare una seconda considerazione. Questa volta sulla bellezza oltre che sulla specificitá della nostra lingua.
L'altro giorno passando in macchina per Spignon un mio amico mi dice:
"Fermati, fermati."
Scende di macchina e si mette ad ammirare un piccola costruzione in muratura bene in vista dalla strada. Fra tante costruzioni abbastanza nuove o rifatte c'é questa piccola costruzione che spicca e risalta immediatamente appena la si incontra con l'occhio.
Si vede subito che é antica e ti chiederesti quale grande architetto abbia saputo pensarla, se non sapessi che quella bella costruzione l'ha fatta la nostra gente, la nostra "povera gente", senza progetti, senza pretese, senza conoscenze particolari. Eppure nessuna costruzione nuova riesce a suggestionare in quel modo e a soddisfare i canoni di bellezza.

Di questi gioielli popolari ce ne accorgiamo subito appena li vediamo.

Non abbiamo saputo, invece, accorgerci e tutt'ora non ci accorgiamo della stupenda bellezza della nostra lingua.
Tanto che, appena pensiamo di scrivere qualcosa di importante, immediatamente andiamo a cercare parole estranee al nostro ambiente, parole che nelle nostre Valli non sono mai risuonate sulla bocca della nostra gente, al massimo sono uscite dalla bocca di personaggi piú o meno "colti"; io dico molto relativamente colti, perché non riuscivano a comprendere la piú lapalissiana veritá avendola sotto il naso: la bellezza di ció che secondo loro era inutilizzabile per i loro livelli culturali.

Altri "per politica", fatta una loro scelta piú o meno libera, piú o meno disinteressata, si sono ostinati e si ostinano sulla loro linea, pur sapendo di andare contro le convinzioni e la volontá della maggioranza della nostra gente delle Valli.

Sarebbe interessante capire perché, proprio ultimamente, le mie parole pronunciate po nediško son state tradotte in sloveno letterario e citate per iscritto fra virgolette (cfr. Novi Matajur, pag. 3 "Ponosni na Glasbeno šolo").
Almeno in Italia le virgolette riportano testi cosí come sono stati scritti o pronunciati. A un vero professionista le virgolette non sarebbero servite.
Forse quelle parole "po našin" avrebbero lordato il bell'articolo scritto in sloveno letterario?
Bisognerebbe entrare (e sarebbe davvero interessante) nella testa del redattore dell'articolo per conoscere la veritá!

L'elisione di certe vocali

La prima particolaritá che voglio mettere in evidenza é la grande capacitá che la nostra lingua ha di contrarre le parole, in particolare attraverso l'elisione di certe vocali.

Voglio notare subito che questa particolaritá é assai attuale nel parlare comune. I giovani d'oggi, naturalmente mi riferisco a giovani dotti che hanno studiato, giovani universitari per intenderci, hanno anch'essi una spiccata tendenza a contrarre le parole e questo soprattutto quando comunicano attraverso Internet.

Probabilmente questa "abitudine" nasce dalle msm cellulari per necessitá di concisione. Si sa che il numero di lettere concesso alle msm per comunicare é limitato. Questa abitudine peró non avrebbe preso tanto piede e soprattutto non si sarebbe estesa nelle normali comunicazioni scritte, se non ci fosse anche una tendenza innata nei giovani a sintetizzare tutto, a praticizzare anche la comunicazione.

Queste contrazioni non sono certamente "di crusca", anzi fanno venire sicuramente la pelle d'oca agli iscritti all'Accademia omonima, se non anche uno sdegno rovente.

Lo stesso discorso sicuramente vale per i puristi di tutte le lingue dotte che snobbano con grande sufficienza le lingue popolari, sfoggiando ampie aperture mentali e larga magnanimitá quando si degnano di sopportarle nella comunicazione domestica, nella cronaca spicciola, nel caricaturismo.

Sappiamo che nulla ha mai fermato né fermerá il processo di modernizzazione anche nella comunicazione verbale e fra qualche anno ci troveremo a scrivere anche noi "ke" al posto di che (si risparmia un carattere), "sn" al posto di son, "nn" al posto di non, "frs" al posto di forse e via dicendo.

La nostra lingua ha operato tante di queste contrazioni, dimostrando
una vitalitá eccezionale,
buon gusto,
un apprezzabile orecchio musicale
e una vistosa fantasia,
non perdendo di vista nello stesso tempo la logica.

L' "antipatia" per la vocale "i" Non é possibile non notare l' "antipatia" che la nostra lingua ha per la vocale "i".
Infatti, ogni occasione é buona per sopprimerla appena essa diventa inutile o quando semplicemente se ne puó far a meno.

Elisione della vocale "i"

All'infinito presente

Il caso piú eclatante é l'elisione della vocale "i" nell'infinito di tutti i verbi.

Preciso che useró il termine elisione con un significato particolare, non nel senso grammaticale italiano del termine. Infatti, le elisioni di cui parleró avvengono anche nel corpo di una parola non solamente alla fine di essa e quindi si dovrebbe piú correttamente parlare di soppressione.
Per concretezza mi piace usare il termine elisione, peró con quest'ultimo significato.

Questa elisione della vocale "i" nell'infinito é talmente generalizzata su tutti i termini infiniti e su tutto il nostro territorio che non puó non far venire il dubbio che non si tratti di elisione, piuttosto di eventuale successiva aggiunta della vocale "i".
La mia é probabilmente una supposizione strampalata.
Tuttavia penso che la stessa difficoltá che io avrei nel dimostrare la mia tesi, l'avrebbero i linguisti per dimostrare che la vocale c'era giá in origine.

Importante é sapere che nella nostra lingua all'infinito presente la vocale "i" non c'é mai, a differenza dello sloveno letterario dove c'é sempre.
Pertanto chi pretende di scrivere nella nostra lingua e all'infinito presente mette la vocale "i" sbaglia incompetentemente o imbroglia volutamente.

Onestamente devo dire che esiste una unica eccezione in cui la vocale "i" é ammessa: nel verbo "ití".
Questa "í" porta l'accento ed é quindi difficile eliderla.
Tuttavia qualche volta si sente dire anche "it".

Me se na da ít = non ho voglia di andare. (In questo caso la "í" di ít é molto lunga).

Nel plurale maschile del participio passato

La vocale "i" viene elisa anche

al plurale maschile del participio passato

mi smo jokál
al posto di
mi smo jokáli

mi smo pustíl, vídel, hodíl, parnášal, ecc., ecc.



Nel nominativo dei sostantivi maschili botáč (á breve) botáč (á lunga)

Da notare molto bene che, generalmente (esiste, infatti, qualche eccezione che metteremo in evidenza giá in questo capitolo), la vocale che precede l'elisione di una qualsiasi vocale si allunga notevolmente.

Nel locativo singolare femminile dei nomi

Tápar zen
anziché
tápar zeni

Nello strumentale plurale femminile dei nomi

z ženám
anziché
z ženámi

Nello strumentale plurale femminile degli aggettivi e pronomi

z nášim líepim róžam
anziché
z nášimi líepimi róžami

Nello strumentale plurale maschile e neutro degli aggettivi e pronomi

z nášim líepim možmí
anziché
z nášimi líepimi možmí

Nell'infinito dei verbi che nello sloveno standard terminano in -žíti o -zíti o -víti

Viene addirittura elisa la vocale "i" del tema dell'infinito dei verbi che dovrebbero terminare in -zít o -žít o -vit.
Infatti, in questi casi effettivamente la finale dell'infinito diventa -zt o vt.

jézt
anziché
jeziti

plíezt, líezt, lúožt, saurážt, tolážt, múzt, plíevt, ecc.

Elisione della vocale "i" ma non necessariamente

Ci sono tanti altri casi in cui la vocale "i" viene elisa, ma non necessariamente come nell'infinito.
In questi casi si possono usare, infatti, le due versioni con la vocale "i" oppure senza.
Da notare che in questi casi la vocale "i", se non venisse elisa, porterebbe l'accento.
Nell'elisione, pertanto, l'accento viene necessariamente spostato a volte sulla vocale precedente, altre volte su quella seguente.

Ecco alcuni di questi casi

Alla prima e seconda persona plurale del presente

Hválmo/hválta
al posto di
hvalímo/hvalíta

vábmo/vábta, zgubmó/zgubtá, kúpmo, nósmo, posódmo, zlóžmo, júbmo, živmó, nesmó, ležmó, permó, sedmó, želmó, kadmó, krádmo, pustmó, prídmo, hódmo, ecc.

--++++ N. B. Da notare che, invece, all'imperativo la vocale "i" non puó venir elisa.

Imperativo
hodímo/hodíta, pridímo/pridíta, hitímo/hitíta, hvalímo/hvalíta, želímo/želíta, ecc.

Anche se qualche rara volta l'elisione avviene anche all'imperativo, quando la vocale non é porta l'accento tonico
Infatti,

Presente
mi se čúdmo

Imperativo
čúdmose, piuttosto che: čudímose.

Seconda persona singolare dell'imperativo presente

Anche la seconda persona singolare dell'imperativo generalmente elide la vocale "i", peró non perentoriamente come l'infinito presente, nel senso che é sopportabile (anche se meno elegante) non eliderla.

Víed, anziché víedi
Gléd, anziché glédi


Ber, per, hod, nah, pust, pokrád, parnés, zauéč, pošlúš, ecc.

Non essendo accentata la vocale che viene elisa, l'accento tonico rimane invariato.

N. B.

Da notare ancora che, contrariamente a quanto avviene alla vocale precedente l'elisione che quasi sempre si allunga, in questo caso, invece, diventa breve.

krádi (a lunga)
krad (a breve)

Nel participio passato del verbo bít

san bla, je blúo, so bli

al posto di
san bíla, je bílo, so bíli

Elisione della l nel fonema lj

Spesso tendiamo ad elidere (eliminare) la "l" del fonema "lj"

Esempi

jubezan, jubezníu, jubít
zgúbjat, stáujat, peját, ponáujat, parpráujat, nastáujat, napráujat

Elisione della "e" non accentata

Con alcuni verbi é possibile elidere la vocale "e" non accentata alla terza persona singolare.

Esempi

On ožéne
diventa
on ožén

Altri verbi simili

On... hód, žúl, víd, nós, zlóm, se zjés, pográb, glád, gón, zdráf, zbúž, zbúr, zbrús, zatúl, toláž, bél, brán, cvíl, čéd, číst, lož, tóč, klíest, kós, krad, krél, mór, múor, nagér, namáž, napráv, nastáb, ecc, ecc.

L'elisione della desinenza allunga di molto la vocale che la precede, in modo che questa é pronunciata assai allungata.

Invece, essendo la vocale "é" accentata, bisogna dire:

On parnesé (e non: on parnés), vežgré, zažgé, znesé, zažené, peré, ecc.

Ancora elisione della "e" alla 1° e 2° persona plurale del presente

La vocale "e" puó venire elisa spesso anche alla prima e seconda persona plurale del presente dei verbi terminanti in -et o in -íet (dittongo).

Esempio

mórmo/mórta
anziché
móremo/móreta

múormo/múorta, hódmo/hódta, slúžmo, skóčmo, nájdmo, klíčmo, želmó, zletmó, zgormó, ecc.

Elisione della vocale "e" al genitivo maschile di alcuni aggettivi o pronomi

La vocale "e" puó venire spesso elisa anche al genitivo maschile di alcuni aggettivi o pronomi

Esempio

Svet/svétega/svétga
naš/nášega/nášga

Gli aggettivi che si prestano a tale eliminazione sono specie quelli terminanti al maschile in "t", oppure gli aggettivi che terminano in "š" e i due oggettivi o pronomi "na#" e "vaš".

Anagrammare due consonanti

Trasposizione da "ni" in "in"

La nostra lingua offre molto spesso la possibilitá di anagrammare due lettere. Il caso piú eclatante é la trasposizione delle due lettere nel gruppo "ni" all'infinito di molti verbi.

Esempio

žégnit/žégint
póknit/pókint
zvéznit/zvézint, zmísnit/zmísint, uštóknit/uštókint, upíčnit/upíčint, kíhnit/kíhint, jásnit/jásint, cárknit/cárkint, bútnit/bútint, búšnit/búšint, žégnit/žégint, arspíhnit/arspíhint, sédnit/sedínt, e tanti altri.

Trasposizione da "ar" in "ra"

Molti verbi vengono adoperati con lo stesso significato usando indistintamente il prefisso ar- oppure il prefisso ra-.

Arzklát/razklát
arzgrébst/razgrébst
arzbásat/razbásat, arzbivát/razbivát, arzbrusít/razbrusít, ecc., ecc.

Altre trasposizioni

Alcuni aggettivi o pronomi possono trasporre la desinenza -im in -mi.

nel plurale strumentale

vášim, nášim
diventano
nášmi, vášmi

nel genitivo, dativo, locativo singolare maschile e neutro

našému, vašemu
diventano
nášmu, vašmu

nášega, vášega
diventano
našga, vašga

telemu
diventa
télmu

druzega/drúzga
katérega/katérga
sámega/sámga
Nino Specogna

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