krati e Fantini
Chi dice che i folletti sono frutto di pura fantasia fiabesca?
Io stesso sarei stato propenso a crederlo se proprio, mentre mi accingevo a scrivere questo articolo, non mi fosse sparito «misteriosamente» il foglio degli appunti.
Dopo averlo cercato a lungo, l’ho ritrovato lá dove avrei dovuto lavorare di fantasia a nasconderlo.
Non mi credete?
Gli krati o Fantini, come vengono chiamati nella valle dell’Erbezzo, hanno sempre esercitato sull’immaginazione popolare un fascino irresistibile.
Essi, tuttavia, non si aggirano soltanto tra i nostri monti, ma appartengono al patrimonio folcloristico — per cosí dire — di tante altre regioni e nazioni, dove prendono il nome, per es., di Monacelli, Macarot, Farfareddu...
Nei paesi nordici vengono chiamati Elfi, e sono entrati a far parte soprattutto della mitologia germanica.
Secondo la descrizione di coloro che vi hanno avuto a che fare, gli krati si configurano come esseri di bassa statura, somiglianti a piccoli esili bimbetti, con in testa la berretta rossa a punta, che dimorano di preferenza nei boschi e si annunciano spesso con un fischio acutissimo.
Saltano tra le rupi con estrema agilitá e scendono in un lampo in fondo ai burroni; si arrampicano dovunque, nei punti piú malagevoli:
ora li vedi qua, e subito sono lá.
Di carattere scherzoso e burlone, sono sempre pronti a combinarne una per colore; il loro spirito malizioso e beffardo li induce a giocare agli uomini tiri birboni, mai dannosi.
Questi spiriti folletti benevoli sono diurni; nondimeno, la loro azione di disturbo dispettoso si protrae talvolta nella notte, fino alle prime luci dell’alba.
Nei nostri paesi, molte persone sarebbero disposte a giurare di aver incontrato uno krat in campagna o nel bosco, dove hanno dovuto subire i suoi scherzi.
Si narra che chi si imbatteva in uno di questi spiritelli spesso veniva come ipnotizzato e nel tentativo di raggiungerlo veniva fatto allontanare sempre piú dalla sua strada, col rischio di perdersi, finché non sopraggiungeva qualcuno a liberarlo dell’incantesimo, forse dopo un giorno e una notte di impervio cammino.
Il folletto si divertiva ad aspettare di essere raggiunto, ma nello stesso istante balzava piú avanti.
Da qui il detto:
«Me je fantin uozú = il fantino mi ha menato in giro».
E quando si vuol mettere in evidenza il carattere vivace e monellesco di uno dei nostri ragazzini si dice:
«Je an kratac = é un folletto.
Allo krat venivano attribuiti tutti i fatti strani che si verificavano in casa, in cortile, in stalla e fuori.
Quando le lavandaie, che si recavano a lavare i panni nel potok, trovavano l’acqua intorbidita, o quando i panni messi ad asciugare venivano trovati per terra... tutto ció era opera dello ~krat.
Questi esseri dispettosi e burloni impersonavano, secondo la tradizione, i bambini morti prima di essere battezzati, fra cui quelli soppressi per vergogna dalle madri nubili.
Ogni buon informatore fa un accenno a questa particolare drammatica evenienza, sottovoce, come se ció facesse parte del racconto.
E una trasposizione mitologica intorno alla quale la fantasia del popolo ha creato le piú strane leggende.
T.Q - DOM n. 14 - anno1989