Riconciliazione a Castelmonte

Domenica 3 giugno la forania di S. Pietro é andata in pellegrinaggio a Castelmonte, continuando la strada di riconciliazione iniziata l'anno scorso.
Siamo tornati a incontrarci nuovamente a Castelmonte, penso soprattutto per pregare ma, voglio sperare, anche per guardarci in faccia e sorriderci.

Il clima era molto disteso, piú familiare dell'anno scorso. Ci si sentiva a casa!

Questo é un fatto sicuramente molto positivo.

E c'era anche tanta gente, forse inaspettatamente tanta.

Non si puó non tenerne conto. Perció le singole comunitá parrocchiali dovrebbero prestarvi un'attenzione piú puntuale.

Perché devo dire che, (sebbene non sia né mio compito e neppure nelle mie intenzioni fare degli appunti a qualcuno, bensí unicamente esternare la mia opinione) due fatti mi hanno colpito negativamente:

la mancata presenza di qualche parroco;

la contemporanea festa religiosa a Spignon.

Riguardo il primo punto non ho nulla da dire. I non presenti avranno avuto le loro ragioni. Voglio solo sperare che queste fossero tanto valide da giustificare un'assenza cosí grave.

Riguardo la festa di Spignon, invece, non capisco proprio perché non sia stata o antecipata o postecipata. Mi sembra giusto che, a chi lo desiderasse, fosse data la possibilitá di essere presente ai due momenti.

Se davvero il pellegrinaggio foraniale é importante sotto tutti gli aspetti, non ultimo quello pastorale, per una questione di principio bisogna tenerne conto e agire di conseguenza. Altrimenti continueremo a fare, o almeno a darne l'impressione, ciascuno i propri comodi. Cioé di essere divisi, altro che riconciliati!

Positivo invece il fatto di insistere nello scegliere per il pellegrinaggio la festa della Pentecoste, perché davvero assai significativa per un incontro del genere, ignorando altre eventuali manifestazioni, a maggior ragione se laiche.

Dato che m'interesso di canto, vorrei richiamare l'attenzione sulla partecipazione di tutta la gente a certi canti ben noti, come "Dal tuo celeste trono" (mons. Tomadini sarebbe soddisfatto al sentirlo cantare cosí di cuore), ma anche "Lepa si, Roža Marija". Questo significa che, a mio parere, dobbiamo cercare di creare un repertorio comune basato soprattutto sulla tradizione. C'é chi proprio su queste pagine di Internet ha proposto per Castelmonte un anno la messa in italiano, un anno la messa in sloveno. Certamente nulla di scandaloso. Si potrebbe iniziare proprio col dare maggior spazio ai canti nostri, quei canti che son nati qua nelle nostre Valli, inventati dalla nostra gente che li ha cantato per secoli. Studiarli e impararli per cantarli assieme, proprio perché sono nel nostro dialetto, aiuterebbe sicuramente la riconciliazione.
Nino Specogna

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